martedì 20 aprile 2010

Generazioni.

Mi ritengo una persona molto fortunata. Non perché faccio un lavoro che mi piace o perché ogni giorno inciampo in un bel bigliettone da 100 euro.
Sono fortunato perché posso affermare con certezza di conoscere persone intelligenti.

Cosa intendo per intelligenza?

Beh, non si può definire con parole, ma solo pensando a un insieme di cose: il modo di parlare, di porsi, di stare - anzi saper stare - tra la gente, essere in qualche modo fuori dal coro, non conoscere il vocabolo ipocrisia; oppure, molto più semplicemente, una persona con cui ti piace dialogare.
Lo so, è poca cosa rispetto alla grandiosità dell'intelligenza; ma credo possa essere un buon inizio.

Provo stupore - e alla mia età comincia a essere difficile provare stupore! - di fronte a una persona di 30 anni che dimostra di avere tutte le cose sopra citate; lo stupore aumenta se con quella persona si instaura un dialogo serio su qualsivoglia argomento.
Non vorrei essere frainteso: tutte le persone di quell'età hanno almeno una - sottolineo almeno, che in lingua italiana vuol dire che possono averne più d'una - peculiarità che identifica l'intelligenza in una persona; il fatto è che sono veramente poche quelle che dimostrano di averle tutte.

Un trentenne rappresenta quella mezza generazione che sta tra i miei coetanei - i cinquantenni - e i loro figli - ovvero i quindicenni/ventenni.
Sul lavoro sono tanti i colleghi di quest'età - beati loro! - e sono tanti quelli con cui condivido la pausa pranzo cercando di ristorare non solo lo stomaco, ma anche e soprattutto la mente e lo spirito.

Quindi, senza altri tentennamenti, passo all'elogio del trentenne per eccellenza, che diventa l'amico che tutti vorrebbero al proprio fianco perché dimostra di saper instaurare e mantenere un qualsiasi dialogo con un attempato come il sottoscritto; ma non dandogli semplicemente - e facilmente, per sbrigare la pratica - ragione, bensì apportando risorse fresche in grado di alimentare il dialogo stesso.

Un sincero grazie, di quelli che vengono dritti dal cuore, a Fabio (ebbene sì, un omonimo), Enrico e Maya… e non me ne vogliano se per eccesso di zelo gli ho affibbiato qualche mese… ehm... anno in più.

strillo

eccezionalmente, per l'occasione, mi firmo anche
fabio

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