domenica 25 aprile 2010

Giocando a Patrician…

Ecco, lo sapevo!
Inserire post sugli studi fatti per scrivere un romanzo ambientato nel '300 e che prendeva spunto da due mie partite giocate a Patrician III mi ha riportato sulla cattiva strada: ho ricominciato, infatti, a giocare, ad assumere quelle piccole dosi di droga quotidiana tuffandomi nell'ennesima partita libera a questo meraviglioso gioco di strategia.
Lo so che non ve ne frega niente, ma ogni tanto avrò il diritto di scrivere qualcosa di squisitamente insignificante su questo mio blog!
Ehm… non me ne vogliano i Patrizi (chi ci gioca sa di cosa parlo).
La partita procede lentamente sui binari che già ben conosco, ma state tranquilli: non ho alcuna intenzione di scrivere un AAR, un After Action Report; ho semplicemente il desiderio di lasciarmi andare proprio come nei momenti in cui gioco; mi sciolgo e comincio a vagare, nello spazio e con la mente.

Vedo gente che cammina lentamente sul marciapiede con l'intento di catalizzare i raggi del sole per scaldare le membra ancora intorpidite dal lungo inverno e da una primavera ancora indecisa sul da farsi.
Ascolto il canto dei merli che gioiosi si apprestano a tornare al nido, dopo una splendida giornata passata a catturare prede, per passare la notte.
Sento, col tatto, i tasti della tastiera del computer che dolcemente e - spero - intelligentemente vengono guidati nella scrittura di questo post.
Parlo, al contempo, con te che leggi, nella speranza - vana? - di condividere la giornata appena trascorsa, scambiandoci le rispettive sensazioni.
A proposito di sensazioni, il tutto è ben amalgamato dalla degustazione di una sensazionale birra belga (il gioco di parole era d'obbligo).

I 5 sensi… da quanto tempo non mi soffermavo a pensare alla fortuna che abbiamo ad averli!
E soprattutto da quanto tempo non mi concentravo nel percepirli, nel viverli!

Quante sono le cose che ci siamo dimenticati?
A volte mi sorprendo mentre penso - anche seriamente - che anticamente l'essere umano aveva i sensi molto più sviluppati e in grado di percepire cose - o persone - impensabili; anticamente l'uomo era in grado di entrare in contatto con tutte le specie viventi di questo pianeta.
Oggi, tutte le cose per noi oramai intangibili, sono entrate a far parte di una enciclopedia; per non dimenticare, sicuramente, ma - chissà - per poterle ricontattare un domani, quel domani in cui saremo di nuovo noi stessi e ci toglieremo questa maschera fatta di tanti materiali, ma soprattutto costruita sulle debolezze… che poi sono diventate la nostra forza per dominare su questo pianeta.

Caspita, e questo bum-bum che sarà mai? Ah, sì: è il cuore!
In questa serata tranquilla sento il battito del muscolo vitale, il mio e quello del vicino, e quello del piano di sotto con quello di alcuni passanti.

abbiamo un battito
che batte come
un martello pneumatico in noi


Immagino una caverna dove i nostri antenati si rifugiavano per passare la notte; in un antro, il battito dei vicini doveva sentirsi molto bene, anzi rimbombare creando - almeno le prime volte - apprensione in tutti i presenti.

batte e ribatte
che sa di tribale
è il nostro essere naturale


Sapere che quel bum-bum altro non era che il ritmo della vita ha sicuramente rincuorato tutti, allora come oggi; ma oggi lo sentiamo flebile, solo quando andiamo a farci visitare dal medico.
Non dimentichiamoci, però che

è un battito animale
batte come non ce n'è


il battito del vicino possiamo ancora sentirlo; il vicino può essere quello di casa, di viaggio sul treno o altro mezzo pubblico, la persona amata… no, di quella diciamo già di sentirlo, ma cerchiamo di percepirlo con tutti i sensi: e allora sarà amore, quello vero!

strillo

Un grazie a Raf per le parole.

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