venerdì 30 aprile 2010

NELLO SPECCHIO – la scelta del nome dei ragazzi.

In questo secondo post dedicato alla storia di Zeto attualmente fruibile on-line, desidero portare la vostra attenzione sulla scelta dei nomi.

Il ragazzo etiope era in un primo momento Filippo, mentre quello croato era Dasko.
Filippo era il nome che voleva affibbiare mia mamma al sottoscritto; poi cambiò idea in Fabio, ma non sulla opportunità di darmi come secondo nome quello di suo nonno: Donato.
Donato... quindi “regalato”... ottima scelta per il nome dato a un ragazzo dai genitori adottivi, un nome anche pieno di significato, soprattutto per i genitori.
Il buon Gianluca, però, mi disse

fossi io a scrivere questo racconto farei un gioco di fantasia stroppiando il nome di Donato in modo tale che resti il suono ed il significato (ottenuto come un regalo) ma che ricordi il paese da cui il ragazzo arriva. È difficile, ma anche stuzzicante come gioco.

Uffa, una volta arrivato alla scelta - dal tuo punto di vista definitiva – non è semplice rimettere tutto in gioco!
Accetto la sfida, ma decido di chiedere l’intervento di mio fratello che ha vissuto per un anno ad Addis Abeba: ecco chi poteva tradurmi “donato” in amharico!
E così, dopo una settimana, ecco comparire il nome – questa volta sì definitivo – di SITOTA... e io che avevo quasi fatto cadere la scelta su Zenabe, che significa pioggia (altro bel significato, certo, ma per la provenienza del ragazzo e non per il contesto in cui vive oggi).

Stessa sorte è toccata a Dasko, ma l’aiuto potevo trovarlo solo in internet.
Come solito, ecco venirmi incontro wiki con la traduzione di alcuni vocaboli per turismo; la mia scelta è caduta su bisogno e tranquillo, TREBA TISE appunto!
Inoltre la pronuncia di Tise (Tisce) è diventata – dietro suggerimento di Gianluca – una gag del ragazzo con Zeto (tavola 13 vignette 3 e 4 - attenzione: nel volume "assemblato" si tratta della tavola 15).

Al tutto manca ancora quel toccò di classe che solo la mente perversa di Gianluca poteva escogitare: aggiungere qualcosa allo scarno SPECCHIO per dargli un contesto, un background.
I suoi suggerimenti sono stati ALLO oppure NELLO e la scelta è caduta su NELLO, per il semplice motivo che mi sembrava funzionasse meglio per raggiungere lo scopo.

Dunque, ecco che la storia si modellava alla perfezione sui due ragazzi e sul significato dei loro nomi, ma anche un messaggio immediato nel titolo per il lettore perché Nello Specchio vuol dire che si vedrà qualcosa di speculare, ovvero le vite dei due ragazzi che alla fine escono dalle rispettive superfici riflettenti per dar vita a qualcosa di nuovo.

Scusate lo sproloquio, ma il cuore mi dice che devo comunicare ai lettori i passi fatti mentre scrivevo questa storia e mentre prendeva forma dalle mani di Gianluca.

strillo

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