mercoledì 7 aprile 2010

A proposito di personaggi.

Alla’alba dei 48 anni ho scoperto che non ho studiato… nel senso che ho ancora tante cose da imparare; quindi mi sono messo all’opera, tuffandomi in testi che prima non avrei preso nemmeno lontanamente in considerazione.

Insomma, per farla breve, eccomi a una piccola considerazione in merito a APOCALITTICI E INTEGRATI; ero certo che la lettura del saggio di Umberto Eco mi avrebbe finalmente portato le prime soddisfazioni – almeno dal punto di vista dello studio puro (primo obiettivo raggiunto).

Ho tra le mani l’edizione Tascabili Bompiani per cui prendete come buoni i riferimenti del capitolo e dei sottocapitoli, ma non le pagine.

Una prima illuminazione arriva alle pagine 189-190-191 del capitolo
I PERSONAGGI – L’uso pratico del personaggio.
L’affermazione su cui mi sono soffermato è:


Un tipo è dapprima solo abbozzato, insino a che, dopo un certo tempo di formazione, s’incarna completamente in un individuo.

trovata alla nota (2) di pagina 190 che cita un passo da ESTETICA, saggio del De Sanctis.

La seconda affermazione l’ho trovata poche righe dopo, quando il semiologo autore del testo afferma quanto segue:


Se il personaggio non è concretamente individuale in ogni sua azione, non è un personaggio artisticamente riuscito.

Mi son tornate alla mente un paio di lezioni tenute dal MANf proprio a proposito dei personaggi, la loro creazione, la loro individualità; certo il professore – come tale – si deve preparare a dovere prima di tenere una lezione in cui affronta un argomento tanto ostico quanto affascinante, e il mio prof preferito non è stato da meno, tanto da citare non solo a memoria, ma a ragion veduta, Umberto Eco (dichiarandolo, per altro).

L’insegnamento è lì, stampato dal lontano 1964 (per la cronaca, io avevo 2 anni) e ancora oggi pietra miliare per chi vuole entrare – o tenta di farlo – nel mondo della letteratura, sotto qualsiasi forma di espressione artistica, dal romanzo, al saggio, al fumetto, al cinema.

Non solo, quindi, trame mozzafiato accompagnate da un fluente italiano scritto; un testo romanzato necessita di personaggi veri, in grado di vivere anche estrapolati dal contesto letterario in cui – e per cui - sono “nati”.

Vediamo di fare un po’ di esempi.
I don Abbondio manzoniano… quel parroco vive benissimo anche al di fuori delle vicende di Renzo e Lucia, per il semplice fatto che rappresenta il tipico uomo di chiesa della sua epoca (non mi addentro in ragionamenti moderni… ne uscirebbe altro rispetto all’intenzione di questo post).
Tutto sommato, vedo bene anche Clark Kent che, se non veste i panni del super eroe per antonomasia, altro non è che un tipico (e timido) esemplare di americano medio.
Per non parlare, poi, di altri super eroi americani che – per volontà degli autori – portano sulle tavole delle loro avventure, anche i loro problemi: l’Uomo Ragno su tutti, ma anche Batman, gli X-men e tanti altri; non una nuova generazione di personaggi supereroistici, ma lo specchio della vita reale che ce li fa vedere e concepire come veri e non semplice frutto, fine a se stesso, di una fervida immaginazione.

Che dire, per concludere?
Spero di affrontare al meglio, nel percorso appena iniziato di sceneggiatore, questo primo grande ostacolo… senza tralasciare quello ben più alto dell’inventare storie, anche queste, possibilmente, vicine alla realtà (secondo obiettivo... in fase di raggiungimento).

Alla prossima

strillo

2 commenti:

  1. PS
    ho inserito una nuova etichetta per poter recuperare più facilmente i post - perché immagino di inserirne altri - relativi a questo bellissimo saggio

    strillo

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