domenica 18 aprile 2010

A proposito di polvere da sparo, mortai e cannoni.

Torniamo a parlare del mio progetto Cronache Anseatiche.

Lo so, rischio di perdere molto tempo scrivendo tutti questi messaggi sulla preparazione del mio romanzo piuttosto che scriverlo direttamente.
Il fatto è che desidero condividere per rendere partecipe il pubblico - cioè voi tre meschini che ancora state ad ascoltarmi - del lavoro che sta dietro la costruzione di una trama; in più, come in questo caso, cercare che della trama entrino a far parte alcune cose in modo forzato.

Passo alla spiegazione.

In Patrician 3 il giocatore, passato un certo tempo, riuscirà ad armare le proprie navi; in un primo momento con catapulte e balestre, presenti in abbondanza in quel periodo anche se non siamo certi del loro impiego su imbarcazioni; in un secondo momento con mortai e cannoni.
Ora, parliamoci chiaro: vada per i mortai, ma i cannoni proprio non c'erano ancora a inizio 1300!

Cominciava, però, a fare la comparsa una polvere "magica" proveniente dalla Cina: la polvere pirica, ovvero la polvere da sparo.
Bene, con quale astuzia si poteva inserire nelle vicende di Fabius?
Non una, ma due ideazioni narrative (che paroloni!): la conoscenza di un valido mastro armaiolo - tale Herbert Baljsctrj, nome di invenzione - e la casuale conoscenza, nella taverna di Stoccolma, di un fabbro proveniente dal lontano oriente - Tsiao Chen, altro nome inventato, anche se meno ragionato lo ammetto.
L'arte febbrile di quest'ultimo, inoltre, l'ho voluta legare alle prime conoscenze della lavorazione della ghisa presso la popolazione mongola; pare, infatti, siano stati i primi al mondo a introdurre il concetto di altoforno e, di conseguenza, la possibilità di lavorare i metalli a temperature che raggiungevano i 750°: una vera diavoleria per l'epoca!
Con questi due espedienti ecco spiegata la possibilità di costruire mortai e cannoni, ed ecco anche spiegata, con una stretta collaborazione tra i due personaggi, la presenza a bordo delle navi di tali armi; credetemi, le prime navi armate hanno fatto la loro comparsa ben al di là dell'inizio del '300!

Questo altro piccolo capolavoro di ricerca (quasi sempre wiki, un mito nel suo genere!), mi ha permesso di introdurre un elemento altrimenti poco credibile: la presenza, sulle navi, di armi da fuoco.

In verità c'è ancora un particolare - e non da poco! - che non posso fare a meno di tralasciare, ricorrendo alla tanto amata sospensione dell'incredulità (altro concetto che col tempo avrò modo di sviscerare continuando i miei post sul saggio di Umberto Eco).
Il periodo del '300 è considerato l'inizio del commercio via mare, proprio grazie ai mercanti della Lega Anseatica; ciò che in realtà non è condivisibile, rispetto alle possibilità offerte dal gioco, è la proprietà di intere navi, che poi diventano vere e proprie flotte!
I commercianti affittavano - e assicuravano, altra invenzione dell'epoca! - spazi di stiva per poter spedire le proprie mercanzie in altri porti aderenti l'Hansa; a destinazione raggiunta, le merci erano vendute da rappresentanti locali su piazza (insomma, amministratori per conto di uno o più mercanti).

Questa, in altre poche righe, è la spiegazione di ulteriori ricerche che mi hanno portato ad analizzare e conoscere a fondo il periodo; perché non dimentichiamoci che il primo passo per il successo di un romanzo è la conoscenza (almeno buona) del periodo in cui le vicende narrate si svolgono.

Tempo scaduto :-)
Chiudo qui il post rimandandovi al prossimo relativo alle Cronache Anseatiche: si parlerà di taverne e farmacie!

strillo

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