lunedì 5 aprile 2010

Scrivere vuol dire studiare, o per lo meno prepararsi a fondo!

Le mie Cronache Anseatiche non iniziano nell'anno 1300 come il gioco da cui prendono spunto, ma qualche anno prima.
Il protagonista, come detto, è di origini veneziane, ma ho dovuto escogitare un valido motivo per fargli prendere la decisione di tentare la fortuna in terra straniera, ovvero Danzica, capitale dell'allora Ducato di Pomerania (ecco che cominciano gli studi).

La prima idea è arrivata con la logica: il padre, anche lui mercante, cade in disgrazia perché la sua spedizione, di ritorno da Izmir (porto della Tirchia), viene attaccata e saccheggiata dai pirati; a quel punto decide di lasciare i pochi soldi messi da parte al figlio, ma con la raccomandazione di trasferirsi in una delle città che sono entrate sotto l'egida della Lega Anseatica.
Il mercante ha un caro amico-collega, con cui da anni intrattiene rapporti commerciali, in Lubecca; il nostro Fabio si recherà proprio in quella città… il resto lo scopriremo con tutta calma.

Manca ancora un piccolo particolare che non potevo lasciarmi scappare perché degno come minimo di essere menzionato nel racconto: il 1300 è stato indetto un Anno Santo e il protagonista decide di recarsi a Roma prima di partire definitivamente per l'estero.
L'idea mi è venuta leggendo un paio di libri: il primo I Papi. Storia e segreti (autore Rendina - Newton Compton Editore); il secondo trovato e acquistato per puro caso all'Abbazia di Camaldoli che riporta la storia degli Anni Santi (che è anche il titolo del volume - pressoché introvabile).
Un paio di annotazioni e il gioco è fatto.

Foglio bianco… passano i giorni e rimane tale… cosa fare?
Nel 1350 il protagonista ha 70 anni e decide di ritirarsi dalla carriera di mercante, ma anche da quella politica (vedremo poi il significato di carriera politica).
Felicemente sposato, figli e nipoti al suo fianco, comincia a raccontare le proprie avventure prima leggendo gli appunti presi in una vita di duro lavoro, poi cominciando a scrivere un diario - da lui definito "di bordo" - cercando di dare sequenza logica ai fogli di carta conservati in tutti quegli anni, dalle fatture alle lettere scambiate con l'amico di sempre, dalle bolle di carico e scarico alle lettere recanti il sigillo di Sindaco e Governatore.

Bene, siamo tutti d'accordo su questo incipit, ma perché il settant'enne decide di buttarsi in quest'ultima avventura?

C'è un ricordo che affiora nella mente, un giorno importante nella sua vita di ragazzo di dieci anni che viene portato di corsa dal padre in una locanda per ascoltare un famoso menestrello che raccontava le avventure dei popoli del Nord attraverso splendide canzoni .
Insomma, per farla breve, mi sono imbattuto, aprendo a caso il primo volume di un'enciclopedia, sulla voce Adenet le Roi… e lo spunto per il prologo è venuto di getto: Fabio ascolta meravigliato i racconti del re dei menestrelli e comincia l'incantesimo di attrazione con il nord Europa.
Adenet


... cominciò a raccontare delle città e della gente che si incontrano nelle Fiandre e nel Brabante; che aveva frequentato il Ducato di Pomerania e attraversato la Germania prima di valicare le Alpi per giungere infine a Venezia.

Un collegamento storico che ci sta tutto e che, esagerando un pochino nel romanzare il racconto, è figlio di tanti altri racconti cui l'uditorio di una famosa locanda veneziana era abituato: quelli dei Polo.
Inoltre, mi sono dilungato nella descrizione dell'insegna della locanda, perché in futuro anche questo piccolo particolare tornerà utile...

Ecco, in queste poche righe ho condensato tutto lo studio che mi ha portato a scrivere solamente il PROLOGO del progetto; ci sono voluti mesi (tenendo conto che lavoro) così come ci sono voluti pochi giorni nella stesura, dalla bozza alla versione definitiva.
Gli autori che impiegano anni a scrivere un libro hanno la mia piena approvazione, perché questo mio piccolo esempio fa capire cosa c'è dietro un buon libro, ma anche una sana voglia di scrivere qualcosa per cui la gente si appassioni; studiare è il primo passo, sicuramente deve essere poi accompagnato da una buona scrittura… ma questa è un'altra storia.

strillo

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