venerdì 4 febbraio 2011

Cronache anseatiche - Prologo

"Finalmente!" diranno (ma senza urlarlo troppo) i miei tre lettori!
Il tempo della pubblicazione del prologo delle Cronache Anseatiche è giunto e non esito oltre, se non chiedendo umilmente scusa a voi tutti per averci messo così tanto tempo.
Uno di voi, il mitico Xela, conosce già in parte questo racconto, ma lo invito comunque alla lettura in quanto il mio impegno profuso è stato veramente tanto... e spero sia tangibile.

Riconoscerete i post relativi al racconto sia per l'etichetta che per il carattere, volutamente diversificato.

Buona lettura a tutti

strillo

1290: VENEZIA
“Su, Fabio, accelera il passo: la locanda è al prossimo isolato. Vedrai come ti divertirai!”
Mio padre Francesco stava portandomi alla locanda “Il drago crociato”, situata in Corte Coppo, per ascoltare le storie di Adenet le Roi, il re dei menestrelli. Ero incuriosito ed emozionato dall’evento, anche se non straordinario per Venezia, abituata ai racconti dei concittadini Polo anzi, proprio per questo capace di garantire un uditorio tanto vasto.
Svoltato l’ultimo angolo di strada ecco l’insegna della locanda: un drago color oro con la coda avvolta attorno ad una spada, la bocca spalancata da cui esce la lingua scarlatta e un getto di fuoco color rosso sfumato fino al paglierino, la testa protetta da un copricapo in corazza su cui si distingue una croce patente color rosso su sfondo bianco.
L’aria all’interno era irrespirabile, ma io non vedevo l’ora di poterla assaporare, così come volevo placare il desiderio di conoscere da vicino quel personaggio particolare.

… e per questa storia da quel dì
ad Uggeri il danese come titolo si conferì

terminava la narrazione messa in note di Adenet. Il cantore si trasferì al tavolo che l’oste aveva imbandito appositamente per lui e fu in quel momento che incrociò il suo sguardo con il mio: ero l’unico fanciullo presente, grazie a papà Francesco che conosceva il locandiere, e io mi feci coraggio del suo sorriso per avvicinarmi.
“Un po’ troppo giovane per stare qui dentro, non ti pare?” mi chiese bevendo avidamente un boccale di vino.
“Veramente, signore, sono accompagnato da mio padre…”
“Ah! Un pivello! Oste…”
“Vi prego signore” intervenne mio padre “quietatevi e intrattenete ancora un poco il mio figliolo, smanioso di conoscere altri vostri racconti”.
A quella preghiera Adenet si rabbonì e mi prese in grembo cominciando a raccontare delle città e della gente che si incontrano nelle Fiandre e nel Brabante, e che aveva frequentato, prima di giungere a Venezia, nel ducato di Pomerania e attraversando le terre germaniche prima di valicare le Alpi. Il tavolo fu presto attorniato da tutta la gente presente in taverna… quell’uomo sapeva affascinare chiunque con le sue narrazioni, ed io non feci eccezione! Mi colpì in particolare la parte che descrisse la Pomerania e la città fluviale di Gdansk, dove, disse, la gente che vi risiede è continuamente sollevata dalle proprie incombenze quotidiane, dal passaggio in taverna e alla corte dei Duchi di menestrelli provenienti d’ogni dove; non un evento raro, quindi, ma la quotidianità per la gente e la corte di Pomerania ascoltare storie cantate che descrivono gli angoli più remoti delle terre conosciute!
Rincasammo all’ora di cena, mia mamma ci aspettava un pochino crucciata di fianco al focolare; a cena pensai e ripensai ai racconti del menestrello e anche la notte la passai sognante di quelle narrazioni per me fantastiche alla pari dei racconti dell’Oriente dei Polo…


1298: MEDITERRANEO - VENEZIA
Il mese di settembre ha sempre offerto al navigante le sue migliori giornate e la mattina del 20 settembre 1298 non faceva eccezione. Il capitano Giovanni Perini si alzò e, come suo solito, controllò la rotta sulla carta di navigazione; tutto procedeva bene e in due giorni la crayer SPLENDENTE sarebbe arrivata a Venezia con il suo prezioso carico di spezie acquistato nel porto di Izmir.
Anche questo lungo viaggio stava per terminare ed il capitano sapeva che sarebbe stato l’ultimo; avrebbe infatti chiesto al suo amico mercante Francesco De Gonza di dare a Claudio Perini (il figlio del Capitano) il comando della SPLENDENTE per poter dedicare i suoi ultimi anni di vita al passatempo da lui preferito: la cura della vigna, acquistata proprio prima di partire per quel viaggio.
Il sole ancora basso all’orizzonte cominciava a scaldare l’equipaggio, ma creava anche un riverbero simile alla prima nebbia autunnale; infatti, il marinaio di vedetta non si accorse dell’avvicinarsi di due barche sospette…

I pirati risparmiarono il capitano e l’equipaggio accontentandosi del ricco bottino saccheggiato dalla stiva: e chi non lo avrebbe fatto, di fronte a 250 barili pieni di spezie! Niebur, così si chiamava il pirata, si era impossessato di una vera e propria fortuna!

Francesco De Gonza era felicissimo di poter abbracciare, dopo due mesi dalla partenza, il suo caro amico Giovanni Perini, e poco importava che il tanto atteso carico di spezie fosse finito nelle mani di Niebur: che quel pirata fosse stramaledetto!
Il mercante accettò di buon grado di dare il comando della sua caravella al figlio dell’amico: infatti anche Francesco, che aveva appena superato i 60 anni, era intenzionato a ritirarsi dall’attività; avrebbe lasciato al figlio maschio le redini di un’azienda ormai ben avviata, ma quel pirata e la perdita di quel prezioso carico lo obbligavano a continuare il lavoro ancora per un po’, almeno fino a quando le finanze gli avrebbero permesso di dedicarsi unicamente ai fiori e le piante del proprio giardino.

1299: MAR BALTICO - RIGA
“Questo sì che è un bel posto per nascondersi: penso proprio che mi troverò un covo in questo meraviglioso Golfo di Riga… abitanti della Livonia, sto arrivando!
Grazie al coraggio della mia ciurma non ho avuto alcuna difficoltà a catturare la mia prima nave! Sì, penso proprio che anche qui, nel Mar Baltico, tutti i mercanti conosceranno presto il mio nome: Niebur, Signore dei Mari… e voglio che sentano, nel pronunciarlo, un brivido di terrore lungo la schiena!!!
Se penso a quel benedetto carico di spezie… il mio ultimo abbordaggio nel Mediterraneo, il mio biglietto per il viaggio fino a qui… grazie, sconosciuto mercante veneziano!!!”


1300: VENEZIA - ROMA - DANZICA
“Padre, sono oramai prossimo ai 20 anni e so cosa desidero per il giorno del mio compleanno, se non è troppo ardire; gradirei partire per Roma e presenziare al Giubileo che Bonifacio VIII ha appena indetto. Dopo aver reso grazie, e soprattutto dopo aver avuto la vostra benedizione, padre, desidero trasferirmi nella città di Gdansk dove svolgerò l’arte del negoziante da voi insegnatami con grande perizia. Spero di non recare dispiacere alcuno a voi e a mamma: so di essere il vostro unico figlio, ma ho interesse al cambiamento di sede da dove, per altro, svolgerei attività anche per voi e che, ne sono certo, mi recherà piacere grazie alla conoscenza di altre popolazioni e alla voglia di trasferire le mie conoscenze mercantili e gli eventuali benefici dei miei successi alla corte dei Duchi di Pomerania e alla città tutta”.
La richiesta mi uscì in un unico fiato e le gambe fermarono il loro tremore solo quando pronunciai l’ultima parola; la risposta non fu immediata e lo sguardo del mio genitore non era dei più rassicuranti.
“Figliolo, la tua richiesta dà a vedere il coraggio che sempre, in tutti questi anni, ho predicato per farti capire che il mercante non è solo una persona avida che pensa al guadagno, bensì persona dotata di grande forza d’animo, retta e onesta, e con giusta punta di altruismo”
“Padre…” iniziai cercando di interrompere il silenzio che improvvisamente era calato tra noi. “Aspetta figliolo… stavo solo cercando di riprendermi dal momento di commozione che mi hai procurato, una commozione di gioia! Vedi, Fabio, anche io alla tua età sognavo di andare a cercare fortuna in altri paesi, pensando all’Oriente e alle sue spezie… ah, maledette! Scusami, stavo ripensando al carico andato perduto… ma scelsi di rimanere a Venezia perché innamorato di tua madre; tu non hai ancora questo tipo di vincoli, né altri, per cui… sia, hai la mia benedizione! Ma ad un patto, che porterai con te 30.000 marchi così potrai sostenere le spese di viaggio e i primi acquisti appena giungerai a destinazione e… questo portolano del Mar Baltico e del Mare del Nord: in questi ultimi anni, come ben sai, ho cominciato a commerciare con Lubecca in spezie e vino in cambio di birra e utensili d’ogni genere e… il mercante con cui ho intrecciato affari, Ludwig von Karl, è anche un ottimo amico e mi ha dato informazioni dettagliate su cosa commerciare e in quali città del Nord, e quelle informazioni io le ho riportate su questo portolano; fai buon uso di questo mio prezioso dono e ti esorto a far visita, alla prima occasione, a Ludwig, vedrai che saprà esserti di conforto, come se fossi io lì presente”.
Non potevo credere alle mie orecchie e a stento riuscii a trattenere le lacrime dalla gioia.
“Padre… papà Francesco! Posso abbracciarti?”
Fu il saluto più caloroso che ricevetti da mio padre e ancora oggi lo porto stretto nel mio cuore.

La visita a Roma fu breve e se ci penso mi spiace ancora oggi.
Papa Bonifacio VIII, forse per farsi perdonare il ritardo col quale indisse il Giubileo, organizzò nei minimi particolari il grande evento. Grande fu la ressa da costringere il cardinale Giacomo Gaetano Stefaneschi, l’abilissimo collaboratore del Pontefice nonché artefice della perfetta riuscita del Giubileo del quale stese un minuzioso diario, a modificare persino la viabilità intorno alla Basilica, ma anche e soprattutto riuscì a risolvere il ben più critico problema dell’ospitalità: furono organizzati in dettaglio i rifornimenti in modo che giungessero a Roma in tempo per prevenire eventuali carenze di provviste d’ogni sorte, solo in questo modo l’ospitalità delle taverne, come quella dei parenti che ospitavano i loro cari, divenuti pellegrini per l’occasione, non fu mai critica e nemmeno fu vissuta come un problema.
La moltitudine non mi fece godere appieno della visita di quella fantastica città e, dopo aver reso omaggio alla Basilica dei beati Pietro e Paolo per una settimana intera, il tempo minimo necessario per poter beneficiare della grande indulgenza, mi affrettai a lasciare Roma per cominciare il lunghissimo viaggio verso la mia nuova avventura, una nuova vita.


1355: MAR BALTICO - TALLIN
Buon vento, gentil lettore, mi presento: sono Fabius de Gonz, ovvero Fabio de Gonza (il mio nome è stato “storpiato” per via dell’idioma). Sono un mercante anseatico, non più in attività, della città di Tallin, originario di Venezia, città di cui conservo gelosamente nel cuore un unico, indelebile ricordo: i giochi da bambino nel cortile di casa e nell’ufficio commerciale di mio padre, anche lui mercante; ignoravo ancora che quei giochi, in cui lo imitavo, sarebbero divenuti realtà.
Quel bambino, infatti, è diventato… beh, se lo desideri, lo scoprirai leggendo…

…questo è il mio DIARIO DI BORDO, ovvero i quaderni di appunti della mia vita di mercante, trasferito in una città del Nord, importante porto del Mar Baltico situato alla foce del corso d’acqua chiamato Vistola, nonché capitale del Ducato di Pomerania (quando sono arrivato): Danzica. Mi spiace di non ricordare con precisione i primi passi mossi nella nuova città: ricordo di essere arrivato nel mese di maggio dell’anno 1300, all’età di 20 anni; di aver trovato subito casa per pochi marchi (il piano terra era ideale per il mio ufficio commerciale); di aver speso quasi tutto il mio gruzzolo per l’acquisto di una schnigge, battezzata VENEZIA, in perfetto stato ed armata di due balestre; di aver assoldato, presso la taverna della città, Il barile di Tonsberg, i miei primi lavoratori-amici: 8 marinai, che per fortuna accettarono di essere pagati il mese successivo! Perché mi erano avanzati solo 1.000 marchi… ancora buon vento a te, chiunque tu sia…

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