giovedì 17 marzo 2011

17 marzo 2011


Ieri sera, complice – in termini negativi – la pioggia, io e H. abbiamo deciso di non partecipare alla notte bianca nata, qui a Torino come in molte altre città italiane, per festeggiare il 150° compleanno della nostra Italia.

Questa mattina, però, non ci facciamo mancare una visita in centro città, dove i festeggiamenti continuano e sono pronti a ricevere tutti colori che hanno perso la nottata.

I bambini sono inghirlandati e imbandierati; i loro genitori ostentano spille e berretti; i più avanti con l’età hanno quasi tutti un tricolore addosso, con in testa un berretto identificativo del proprio passato militare (voluto o no).

La metropolitana – anche a Torino, finalmente! – è presa d’assalto dal popolo dei festeggiamenti e comincia ad essere difficoltosa la salita; ma un posticino riusciamo a trovarlo sul primo treno e via!, destinazione Porta Nuova.

Piazza Carlo Felice… quanti anni sono passati dall’ultima volta che mi sono goduto questa piazza, sempre attratto dal passeggiare nella pedonale piazza San Carlo! Anche qui la festa è cominciata (o continuata?) e ci accoglie a braccia aperte; sotto il porticato della stazione una banda musicale scalda i propri strumenti per non farsi cogliere impreparata all’appuntamento, la fatidica ora X che tutti gli astanti stanno attendendo, anche loro scaldando i propri strumenti: le corde vocali.

Arrivano le ore 12.00 e un silenzio surreale pare calare sulla piazza trafficata e brulicante di gente; il maestro agita le braccia verso la banda che, pronta dal riscaldamento abbondantemente effettuato in precedenza, intona la marcia che tutti aspettavano…

papparapappapà
Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa

Le corde cominciano a vibrare e anche il canto è partito, perfettamente a tempo con le note musicali.
Sono felice di aver messo gli occhiali da sole perché nascondono bene le lacrime; ma a un certo punto decido di toglierli per ostentare, oltre alla spilla, l’umido della commozione: perché mai dovrei vergognarmi di versare un paio di lacrime cantando a squarciagola l’inno della mia Nazione per dirgli – e farlo sentire a tutte le persone attorno a me – che le voglio bene; che sono contento di festeggiarla per un traguardo così importante come quello che ha raggiunto.

Che se non ci fosse stata l’Italia, con tutti coloro che si sono battuti per farla nascere, io – insieme a chissà quante altre persone – non sarei qui!
Questo non potrò mai dimenticarlo, in alcun caso!

Mi sembra un valido motivo per festeggiare.

strillo


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