venerdì 22 aprile 2011

Cronache Anseatiche - Robert von Karl

Non è facile mantenere “vivo” un blog, anzi non è facile trovare qualcosa da dire ogni giorno (o anche due o tre); o meglio ancora, non sempre quel qualcosa che si ha da dire è degno.

Così, con enorme ritardo sullo spegnimento della seconda candelina di questo mio blog, voglio inserire il secondo post dedicato alla fortunata serie – mai realizzata – delle Cronache Anseatiche.

Non mi sono innamorato dell’idea per inseguirla ad ogni costo, sia chiaro; semplicemente credo sia una raccolta di episodi-racconti destinata a rimanere nel cassetto perché sono sicuro che non interessa e che non ha più bisogno di correzioni e/o ulteriori approfondimenti.

Buona Pasqua a tutti e ancora tanti auguri al mio blog, al suo secondo anno di vita - che di questo passo va in pensione prima di me, beato lui! - e al CENTESIMO post inserito!

strillo

... e un saluto speciale a Bovo che mi onora con la sua presenza: grazie!




Lubecca e la famiglia von Karl.

Fu facile seguire le indicazioni che mi lasciò, unitamente al portolano dettagliato, papà Francesco; più volte ho coperto la rotta Danzica-Lubecca, sostando anche a Rostock e Stettino, e tutte le volte che facevo approdo a Lubecca mi fermavo la notte per trascorrere qualche ora piacevole in compagnia del mercante Ludwig von Karl e della sua famiglia.
Mio padre aveva ragione: mi sembrava di essere a casa e la presenza di quell’uomo alimentava il coraggio necessario a continuare nella mia avventura nordica.
Avevano, il mercante e sua moglie Margherita, due figli: Elisabeth e Robert, il primogenito destinato ad ereditare l’attività del padre.
Proprio con Robert, più giovane di me di un solo anno, instaurai un rapporto fraterno, vista la nostra comune passione per l’avventura di qualsiasi genere essa fosse, su tutte, come qualche anno più tardi avremmo scoperto, le passeggiate a cavallo, soprattutto nei dintorni delle città del nord, come Visby e Tallin. La nostra amicizia era destinata a creare il sodalizio commerciale più ammirato, e odiato, del Baltico.

“Sai che ti invidio Fabius…”
“Non capisco, cosa intendi Robert?”
“Beh… hai lasciato la tua città, la tua famiglia, l’attività del mercante… per cercare fortuna nel mar Baltico: sei coraggioso”.
Ero a Lubecca da soli 5 giorni, vi giunsi il giorno 15 del mese di aprile dell’anno 1300, e già avevo fatto la conoscenza del mio primo estimatore, Robert von Karl, appunto.
“Hai ragione, amico mio, ma per te è diverso: tuo padre Ludwig è stato da poco nominato Consigliere in città e ha davanti un anno intero per candidarsi alla carica di Borgomastro! Mio padre è rimasto un semplice mercante, molto ricco e influente presso il Doge, certo, ma un semplice mercante”.
“Lo so, per me è diverso…” era malinconico nello sguardo, ma improvvisamente quello stesso sguardo malinconico si infiammò e cominciò a confessarmi quale era la sua ferma intenzione “… ed è proprio per questo, per non vivere una vita all’ombra di mio padre, che ho deciso di recarmi in un’altra città per iniziare tutto da solo, assolutamente da solo; e tu, mio caro amico Fabius, sei stato mandato dal cielo affinché io potessi prendere definitivamente questa mia decisione! Partirò con te appena deciderai di riprendere il tuo viaggio verso Danzica e di lì… beh, troverò un passaggio su una goletta! Ci sono tanti mercanti che passano da Danzica! Qualcuno sicuramente farà rotta verso Visby!”
“Dunque è a Visby che vorresti andare… ho sentito belle cose su quella città, ho persino sentito dire che i fondachi sono i più grandi che si siano mai visti nel mar Baltico e che sono più grandi del Municipio!”
Un grande sorriso si disegnò sulle labbra di Robert: aveva capito che sostenevo la sua decisione e che avrei perorato la sua causa presso il padre, se fosse stato necessario. Così non fu, per mia fortuna e di Robert: Ludwig si massaggiò la barba ben curata prima di sentenziare.
“Sia, figliolo; ma promettimi che seguirai i miei consigli in caso di necessità e in casi estremi anche il mio aiuto!”
“Certo padre, e ti prometto anche che inizierò la mia attività commerciale proprio con la tua Compagnia e con quella di Fabius appena sarà avviata!”
In soli dieci giorni Robert era pronto a tenermi compagnia nel mio ultimo tratto di viaggio.
“Andiamo, Robert! Chissà quante volte farai approdo a Lubecca per abbracciare la tua famiglia! Non vorrai perdere il passaggio per il tuo futuro!”
“Arrivo, arrivo!”
Il mese di aprile stava finendo nel suo ultimo giorno, con un tramonto rosso e carico di buon auspicio; sul molo di Lubecca c’era la famiglia von Karl che salutava il primogenito, un ragazzo divenuto uomo nello stesso istante in cui saliva a bordo della schnigge che stava per fare rotta verso Danzica: il mio futuro, ma anche il primo passo del futuro di Robert von Karl.
Eravamo oramai al largo quando tirai fuori dal mio zaino una fiasca piena di vino nobile di Montepulciano
“Ora sì che possiamo brindare!”
Robert mi guardò stupito, mi sorrise e mi abbracciò urlando e saltando insieme a me
“è vero! Sto andando a Visby!! Evviva!!!”
I nostri brindisi andarono all’avventura, alle donne, al futuro, all’amicizia e alla fratellanza; in quei giorni di navigazione ci raccontammo le nostre vite e consolidammo la nostra amicizia scambiandoci la promessa di non interromperla mai, anche se le nostre residenze erano lontane e le occasioni di incontro sporadiche.
“Ma il problema non esiste realmente, Fabius: faremo affari insieme, così ci manterremo in contatto personalmente e quando non potremo intraprendere il viaggio il contatto sarà mantenuto da una lettera!”
Ma ovvio che sì, la soluzione era logica! Certo, all’inizio avremmo incontrato problemi nel recapitare le nostre epistole, ma non appena gli affari avrebbero preso piede, lo scambio sarebbe stato più facile: lettere consegnate agli amministratori di partenza, che le avrebbero consegnate ai capitani delle rotte continuative, che le avrebbero consegnate agli amministratori di destinazione; difficile da spiegare, ma facilissimo da mettere in atto, e il tutto in soli due giorni di viaggio che separano Danzica da Visby!
“Allora… facciamo l’ultimo brindisi: buona fortuna a te, Robert!”
“Buona fortuna a te, Fabius!”
La goletta approdò a Danzica: stavano per cominciare le nostre nuove vite.

Robert entrò quasi danzando nella taverna.
“Ho trovato il passaggio, Fabius! Una cocca che parte domani all’alba per Visby” si rattristò in volto.
“Ehi, su amico! Stai per vivere l’avventura che volevi… ed è tutta tua, senza alcun aiuto. Ma ricordati cos’hai promesso a tuo padre e… le nostre promesse sulla goletta!”
“Ho già acquistato la pergamena necessaria alla prima missiva, ma non aspettarti che arrivi presto: credo ci metterò un po’ di tempo a ordinare le cose che dovrò fare al mio arrivo in città!”
“Già, a chi lo dici: sono a Danzica da due giorni e non ho ancora concluso nulla!”
“Vedrai che la tua buona stella si farà viva: io ti saluto, caro amico mio… e guai a te se non ti fai vedere quando capiti a Visby!”
“E lo stesso vale per te: ricordati che tu a Danzica e io a Visby, così come sulle onde di tutti i mari, possiamo contare sulla nostra amicizia. Buon vento, Robert!”
“Buon vento, Fabius!”
Alzammo i calici ricolmi di birra per il brindisi.

La giornata era tersa e prometteva una navigazione facile per chiunque: la buona stella, per il momento, aveva incrociato la via percorsa da Robert… ma ero fiducioso anche per la mia!
Quel giorno 8 del mese di maggio 1300, avevo preso appuntamento con un tale di nome Johnatan Erchar, un capo cantiere conosciuto presso la taverna, che aveva una casa in vendita; essendo l’appuntamento sulla via Dluga per il mezzo giorno, avevo tutto il tempo per salutare come si conviene un caro amico che stava partendo per la sua nuova dimora.
Vidi da lontano l’alta sagoma di Robert intento a parlare sul molo con il comandante della Cocca PARADISE.
“Un nome di buon auspicio, Robert”
“Amico mio, eccoti finalmente! Credevo non volessi salutarmi…”
“Non sarei mancato per alcun motivo! È un piacere vedere in te la veemenza di un giovanotto”
“Sì, sono entusiasta di questa giornata, come lo sarò di tutte quelle che arriveranno! Fabius… ti devo chiedere una cortesia”
Si chinò sulla sacca poggiata in terra e ne tirò fuori una pergamena con ceralacca recante il sigillo della sua famiglia, e congiuntamente una scatola.
“è una lettera per la mia famiglia, ti prego di consegnarla appena ti rechi a Lubecca… e questa scatola contiene il sigillo dei von Karl: ora non ne ho più bisogno, presto avrò il mio… ti chiedo di custodirla in nome della nostra fratellanza”
Un lungo abbraccio pieno di commozione; nessuno dei due riusciva a pronunziare parole.
Anche io avevo la sacca, e anche io avevo un regalo per Robert; non era così profondo come il suo, ma ero sicuro dell’apprezzamento.
“Queste notti non sono riuscito a dormire e… credo che questa carta sia più tua che mia…”
Robert la spiegò: era la carta di navigazione che ricevetti in regalo da mio padre.
“Non la posso accettare, Fabius! Tuo…”
“Ne ho fatta una copia, amico mio, guarda!”
Tirai fuori la copia per farne prendere atto a Robert.
“Come ti dicevo, non ho dormito molto in queste prime notti qui a Danzica e mi sono dedicato a questo lavoro di copiatura pensando di farti cosa gradita: qui ci sono i consigli di tuo padre… così li potrai seguire senza recarti ogni volta a Lubecca!”
Scoppiammo a ridere e tornammo ad abbracciarci.
“Temo di dover proprio andare, adesso…”
“Sì, amico mio: vai pure e buon vento”
“Buon vento a te, Fabius!”
Il sole era già alto all’orizzonte ed era pulita la vista della costa opposta del fiume; la PARADISE si stava allontanando, ma riuscivo ancora a vedere il braccio di Robert che si agitava nel saluto; rimasi immobile finché l’albero più alto non sparì dietro le onde.
Mi affrettai a raggiungere la Dluga per mantener fede al mio appuntamento; presto la tristezza della partenza del mio amico sarebbe svanita per lasciar posto alla gioia del mio primo acquisto da mercante in Danzica!

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