lunedì 16 maggio 2011

Emozioni da eremita in un luogo affollato.



Anche quest’anno è arrivato l’ultimo giorno del salone del libro, quel giorno critico per ogni lavoratore in quanto di nome fa lunedì; chi non odia il lunedì alzi la mano!
Vedo che non ci sono mani alzate; bene, allora possiamo proseguire.

Gli stand della fiera saranno smontati a partire da non so bene quale ora di oggi, lunedì 16 maggio; i cuori saranno spezzati per alcuni, sollevati per altri, ma una cosa per tutti è uguale, almeno credo: un po’ di commozione nel lasciare quel piccolo spazio che per 5 giorni è stato per ognuno degli espositori casa propria.

I corridoi artificiali che si snodavano tra gli stand, sono stati presi d’assalto da un fiume in piena fatto di tanti colori: chi aveva il cappellino, chi – tra i più giovani – un ciuffo di capelli tinto, chi un sacchetto di carta pieno di libri appena acquistati, chi – occhiali sul naso e nuca all’ingiù – intento a sorseggiare una bevanda ristoratrice...

È stato bello vedere ogni età (e anche mezzi diversi dai piedi) aggirarsi tra quei viottoli, attratti dalle curiosità che sapientemente gli espositori hanno messo in primo piano; bellissimo anche vedere gli intasamenti di traffico pedonale causati dalla presenza di scrittori disponibili all’autografo; interessante vedere alcune – forse troppo poche – novità.

Una di queste mi sta particolarmente a cuore e riguarda Gianluca Serratore, il padre artistico di Zeto; presso lo stand di Rupe Mutevole si è esibito in diretta nel disegno... come dire due cose (uomo e arte... ehm... nona arte in questo caso) che perfettamente si fondono in una sola, per consegnare ai fruitori occasionali momenti di elevata poesia, magistralmente accompagnata da musica di sottofondo.

Mi sono commosso nel ruolo di fotografo, e ancor di più in quello dell’amico, che ha assistito alla trasformazione dell’ansia che precede l’atto in azioni, meccaniche e sapienti al tempo stesso, che lasciano l’impronta artistica su un foglio di carta.

Al mio fianco, tra una foto e l’altra, Cristina (titolare della casa editrice Rupe Mutevole), che è rimasta affascinata – pur consapevole che quel momento era stato da lei previsto – dalle tante persone che per almeno un minuto si sono lasciate ammaliare dalla performance dell’artista; un’attrazione sicuramente più forte delle pagine inchiostrate con sole parole perché accompagnata da immagini che ne concretizzano il contenuto; un inconsapevole desiderio di graphic novel, capace di portarci indietro nel tempo o, molto più semplicemente, in grado di risvegliare il nostro io bambino che oggi, adulto, interpreta nel modo giusto la nona arte.

Questa, per me (e per rimanere in tema), è l’immagine più bella del salone del libro di questo 2011.

strillo

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