venerdì 3 giugno 2011

La traversata del futuro.

Anche questa giornata schifosa volge al termine, a quel finale tanto sospirato che nessuno di noi immaginava arrivasse.

Le condizioni erano avverse e la navigazione non poteva che essere a rischio fin dall’inizio, ma la voglia di concretizzare il nostro sogno era più forte e ci ha fatto vedere uno spiraglio di luce: una terra promessa, pur abbandonando quella che ci ha visti nascere.

Vicino a me, una donna con in grembo una bimba appena nata guarda in aria con occhi pieni di lacrime e speranza allo stesso tempo; più in là, un ragazzo parla concitato col vicino, forse per cacciar via la paura che gli attanaglia la gola, il cuore, i polmoni... tutto!

Da quando siamo partiti, credo 5 mesi fa – oramai qui abbiamo tutti perso la cognizione del tempo! – abbiamo mangiato e bevuto una sola volta a settimana e il fisico comincia a far sentire le sue necessità, soprattutto sui più deboli.

A un certo punto sentiamo distinte le grida del comandante; è stato avvistato un pianeta classe B, stiamo arrivando!... e lui – il comandante – si intrufola nella navetta d’emergenza facendosi espellere nello spazio per essere ripescato pochi minuti dopo dai suoi colleghi... si chiamano scafisti, ma io questo appellativo non lo conosco proprio, non so da dove provenga.

Ci uniamo tutti in preghiera, chiedendo l’intervento del Divino – non importa in questi casi il suo nome – affinché la capsula che ci accoglie giunga a destinazione senza esser preda delle onde magnetiche che si stanno alzando drammaticamente di frequenza.

Una navicella color grigio si avvicina e ci soccorre; il Divino è stato magnanimo!

Ci hanno portati in un luogo chiamato Terra; l’atmosfera è respirabile e la gente è molto affabile; siamo stati rifocillati con acqua e cibo in abbondanza, e poi ci hanno sistemati in piccole stanze con letti e coperte.

Sono passati 10 giorni e gli esseri umani che ci hanno aiutati dicono che siamo... parenti; o meglio, che siamo i discendenti della generazione Alfa Centauri, un gruppo di uomini e donne che hanno lasciato il pianeta Terra nel lontano 2050 – quando si credeva che stesse collassando – e poter così andare nello spazio a trovare altri pianeti abitabili; i nostri avi ci erano riusciti, ma il pianeta che li aveva ospitati si è svelato un nemico insidioso, costringendoci ad abbandonarlo dopo appena 200 anni; a nulla sono valse le nostre conoscenze, la natura di quel pianeta ha vinto la partita.

La nostra avventura sembra essere terminata nel migliore dei modi, ma altri gruppi come il nostro sono in viaggio nello spazio e non sappiamo quale destino sia stato scritto per loro... spero tanto siano accolti come noi!




 
Dedico questo piccolo racconto a tutti gli esseri umani che in qualche modo hanno provato queste sensazioni o che hanno capito che a provarle può essere ognuno di noi.

strillo

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